Oratorio di San Lorenzo

"Il Casale di San Miniato"

Oratorio di San Lorenzo Villa di Casale

L'oratorio dedicato a San Lorenzo, all'interno della proprietà della Villa di Casal (fig. 30), è il più antico della zona. La località detta Casale, sita sopra la valle di San Goro, già compare tra le Ville del Piviere di Santa Maria a Corazzano1, mentre la cappella si ritrova nel piviere di Santa Maria a Quaranthana (Corazzano) con una rendita di 25 lire nell'Estimo delle chiese della Diocesi lucchese del 1260.

Tuttavia, non compare negli elenchi delle Decime per gli anni 1302 e 13033; nel 1385, precisamente il 2 maggio, la cappella viene unita ad tempus alla chiesa dei SS. Jacopo e Filippo di San Miniato4, probabilmente per le cattive condizioni in cui è decaduta. Da questa data non si hanno più notizie della chiesina ma, da un decreto vescovile del 1590, si apprende che il suo Beneficio esiste ancora, mentre la chiesa è andata completamente distrutta, probabilmente per incuria.

Nell'anno precedente, il 1589, il reverendo Carlo del fu Tommaso Roffia, cavaliere di Santo Stefano e dottore in legge, ottenuto il beneficio relativo alla chiesa di San Lorenzo a Casale, chiese al vescovo di Lucca, diocesi di cui San Miniato allora era parte, di ricostruire l'oratorio a proprie spese a patto che questi concedesse a lui e ai suoi eredi il patronato del beneficio e il diritto di nomina del titolare qualora fosse rimasto vacante. Il vescovo Alessandro Guidiccioni accetta la proposta e il canonico Roffia inizia la sua ricerca. Questo accordo fa, per certi versi, la storia della cappella di San Lorenzo, poiché, in quegli anni, di questa non si conosceva nemmeno l'esatta ubicazione, dato che nessuna traccia o resto era rimasto sul terreno, ma ci dà la conferma che, durante il secolo precedente questa fosse ancora in piedi, affermazione coadiuvata anche dalla relazione della visita pastorale fatta per il vescovo di Lucca Mons. Trenta da Matteo da Pontremoli il 9 settembre 1466.

Nella relazione il frate domenicano descrive la cappella come “curata dalla pieve di corazzano, il rettore non sa se sia consacrata, pericolante. Entro un anno sia riparato il tetto per evitare la rovina dell'edificio ed entro un mese sia rifatta la porta in modo che la chiesa stia chiusa.” e da ordine che “si celebri una messa al mese.”5 Grazie alle testimonianze orali degli abitanti della zona, il Roffia ricostruisce a proprie spese l'oratorio nel luogo della vecchia cappella, ottenendo, come dai patti, il patronato del beneficio.

Successivamente a questa vicenda, le notizie che ci arrivano riguardanti la cappella sono quelle delle visite pastorali dei vescovi di San Miniato. Purtroppo, la posizione, decentrata rispetto alla strada principale che dalla valle dell'Ensi arriva a Cusignano (attuale Via Gello), la difficoltà e la pericolosità d'accesso dissuasero spesso i vescovi dal visitare l'oratorio.

Il primo vescovo che si avventura fino al piccolo oratorio è Mons. Cortigiani il 25 settembre 1689, centenario della sua icostruzione. Durante questa visita, il vescovo appura le condizioni della chiesa: il pavimento e le mura devono essere riparate, le pareti imbiancate, il paliotto riparato, di porre la pietra sacra sull'altare, manca l'occorrente per la celebrazione eucaristica e ervono almeno quattro candelieri, il crocifisso e la pedana dell'altare. È evidente che il titolare poco si curava della manutenzione e il vescovo minaccia il sequestro delle rendite qualora non provveda a portare a buon fine gli ordini.

La storia si ripete nel 1729, quando Mons. Cattani visita la chiesa di San Lorenzo, constatando che questa deve essere interamente restaurata, soprattutto pareti e finestre. Si viene a conoscenza del fatto che vi vengono celebrate tre o quattro messe per la festa del patrono, ma da un paio d'anni il numero di queste si è ridotto a una; il vescovo ordina quindi che le altre vengano celebrate prima o dopo la festa del 10 agosto.

La visita successiva risale a quella fatta dal Vescovo Poltri, il 29 agosto 1757, che decise di visitare l'oratorio di Casale mentre si recava a Moriolo. Trovò che molte cose erano mancanti: non c'erano paramenti per officiare la messa, né la croce sulla chiesa, la tavola dell'altare era rotta e tetto e mura avevano bisogno di riparazione.

Dopo questa, le visite dei vescovi si fecero sempre più rare. “Il Poltri non visitò più alcun oratorio, fatta eccezione per San Michele alla Selva, poiché fu ospite dei Signori Gucci e pernottò nella loro Villa; il suo successore, Brunone Fazzi, ignorò totalmente, nelle sue visite, gli oratori, cosicchè bisogna arrivare al 1821 per una fugace notizia su San Lorenzo, priva per di più di significato. Il convisitatore Canonico Piccardi ordina unicamente di porre un incerato sulla pietra sacrata, ma non fornisce alcuna notizia sulle condizioni dell'edificio.

Un'informazione più accurata risale al giugno 1825 quando il Vescovo Mons. Pietro Fazzi invia il suo cancelliere a San Lorenzo, ma trova la porta chiusa poiché il parroco non aveva provveduto ad aprirlo. Quest'ultimo viene incaricato di visitarlo e di fare una relazione a riguardo. Si viene così a sapere che manca il sacrario, che il quadro è rotto nel fondo, la campanella nel campanilino è mancante: la presenza di un piccolo campanile è una novità assoluta, confermata nel 1831 quando il Vescovo ordina al nuovo proprietario Giuseppe Guazzesi di porre una campanella nel campanilino e di fare il baldacchino sopra l'altare.

In quegli anni, infatti, il patronato del Beneficio dei Roffia era passato per metà al signor Guazzesi e l'altra al patrizio fiorentino Filippo Morelli Adimari, un nobile squattrinato che sfruttò la prerogativa per realizzare una piccola pensione. Nel dicembre del 1861 venne nominato il nuovo titolare del Beneficio il sacerdote samminiatese Gustavo Rossetti.

La nuova proprietà porterà la cappella al degrado più totale e alla soppressione del Beneficio. Dalle visite del 1855 e del 1859 si apprende che l'oratorio va progressivamente in rovina a causa dell'umidità e dell'incuria dei proprietari e tocca il fondo nel 1884: una relazione indignata è quella scritta dal canonico Giuseppe Gucci per il Vescovo, dopo aver visitato la chiesa “il cui patronato viene rivendicato dal Cav. Filippo del Campana marito della Nobile Signora Antonietta Guazzesi, ultima patrona”:

“è in uno stato riprovevole e a senso mio è da ritenersi interdetto! Ecco le ragioni. Tettoia in cattivo stato, vedi acqua dentro! Altare così basso che è irregolare, e questo basti per l'intelligenza! Le mura al di fuori del tutto stonacate! Si dichiara interdetto perchè il colono affittuario di detto Benefizio non solo vi ha tenuto gli arnesi rurali, ma pur anco i Polli (mi dice) e qualche volta anco il Concio, e questo è avvenuto perchè la chiave di detto Oratorio è tuttora nelle mani di detto Affittuario! Di tutto quanto è stato da me avvisato il Signor Raffaello Papini, Fattore del Signor Filippo Campana.

Tuttavia questa denuncia non portò alcun miglioramento. I coniugi del Campana chiesero alla Santa Sede di poter riscattare sei benefici di loro proprietà, tra cui San Lorenzo a Casale. Ottenuta una risposta positiva, la proprietà venne venduta al sign. Niccodemi e per la cappella fu come rinascere. Nella visita del 9 ottobre 1893, il cancelliere scrive: “Quest'oratorio reperto nell'ultima visita in pessimo stato, venne a cura dell'attuale proprietario restaurato convenientemente e fornito di ogni cosa occorrente al divin culto. Siccome però da questo oratorio venne con facoltà pontificia tolta l'Uffiziatura ivi fondata così è stato ingiunto. Positiva è anche la successiva visita, quella del 1913, in cui si annota che vi sono tutti gli arredi per la celebrazione della messa, che sono in ottime condizioni e vengono custoditi nella villa.

Dopo i Niccodemi, la proprietà passò al prof. Alberto Aldini il quale, per testamento, lasciò tutte le proprietà (oltre a questa anche Cafaggio, cfr scheda XV) all' Istituto Nazionale Ciechi di Firenze, nominando alcuni suoi dipendenti come usufruttuari vita natural durante. L'oratorio dunque, dopo la morte dell'Aldini, venne curato dalla signora Maria Turchi fino alla sua morte, avvenuta nel 1957.

Nelle visite pastorali del 1932 e del 1954, seppur notando la povertà della cappella, se ne mette in luce la cura della manutenzione da parte della signora Turchi. Nel '54 la chiesina risulta essere in restauro. Per il successivo periodo non vi sono notizie ne annotazioni relative a questa chiesetta e Don Tognetti, nella sua ricostruzione storica, si affida alle fonti orali, agli abitanti di Cusignano, i quali ricordano che finchè rimase parroco Don Franchini (1967) l'oratorio venne tenuto in buono stato e, ogni tanto durante l'anno, vi venivano celebrate anche alcune messe. Dal 1969 la proprietà è passata al sign. Bruno Terreni, il quale ha lasciato la cappella al più completo abbandono: rimasta all'interno del recinto per pecore e cavalli, a poco a poco si era trasformata in stalla. Fortunatamente, gli oggetti sacri, i paramenti, i candelieri, la campana e tutto il resto era stato conservato nella villa.

Grazie alla nuova proprietà a nome di Lamberto Tassinari, il quale ha rilevato la villa facendola diventare un agriturismo, l'oratorio è tornato a vivere, è stato ristrutturato, ripulito, riallestito e dotato di un cancello in ferro alla porta così da poter tenere aperta la porta in legno.

Questo oratorio ha una facciata semplice, a capanna, con una porta d'ingresso in legno sovrastata da un architrave in pietra molto lineare (fig. 31). Sopra l'entrata una finestrella in forma di rombo imita i più importanti rosoni, che, insieme ad un'apertura a semicerchio sul lato destro, fa entrare la luce. Sul tetto vi è la croce e, sul retro, un piccolo campaniletto a vela , in mattoni, con incisa la data di ricostruzione totale della chiesa 1590, con la sua piccola campana.

All'interno ci troviamo in un'unica aula di circa 20mq con il soffitto a travi . Alla destra di chi entra c'è un confessionale risalente ai primi del '900 e poco più avanti, sul pavimento in cotto, vi è posta una pietra tombale che riporta l'iscrizione della defunta:“HEIC BENE QUIESCIT

La piccola Luisa era nata il 17 maggio, come si può capire dal suo attestato di battesimo contenuto nel Fondo del Capitolo dei Canonici11, e “battezzata in casa per essere in pericolo di vita e poi supplita delle Sacre Cerimonie”. Più complicato è omprendere l'attestato di morte12: in questo si legge che la bimba è morta “in età di giorni 28”; mentre la lapide e l'attestato di battesimo ci danno come età 9 giorni.

È probabile che l'attestato di morte sia stato redatto qualche giorno dopo la morte effettiva e che ci sia stato un errore di confusione nel calendario (la data di questo documento è il 29 maggio e colloca la morte della bimba al giorno prima, quindi proprio al 28) ma conferma la tumulazione della neonata presso la cappella di San Lorenzo: “fu portata a tumularsi nella cappella di San Lorenzo in Curia di Cusignano, per essere in giuspadronato della Nobile Casa Roffia”.

La madre della piccola, Maria Giuseppa Roffia, risulta essere l'ultima erede della famiglia Roffia, colei che ha portato in eredità in data 2 ottobre 1797 tutti gli averi Roffia al marito, Leonardo Guazzesi, appartenente ad un'altra importante famiglia samminiatese. L'arredamento generale è molto semplice, al centro due inginocchiatoi che riportano la data 1867, con due sedie rivestite in rosso; ai lati, lungo le pareti, alcune panche. L'altare, in muratura, è costruito usando vari materiali e varie pezzature tra i quali riconosciamo i mattoni in cotto e la pietra serena. La pala d'altare , raffigurante un giovane San Lorenzo con i suoi classici attributi, la graticola e la palma del martirio. In questo caso l'artista, anonimo, lo ha raffigurato con un libro in mano, sicuramente la Bibbia, essendo stato, il santo, arcidiacono. L'opera è stata dipinta su tavola ed è un tutt'uno con la cornice. Guardando il Santo, vediamo che questo è ieratico, privo di sofferenza, vestito con l'abito da arcidiacono, con una posizione impostata; il paesaggio sul retro è aperto, areato. La vista è quella di un luogo collinare, probabilmente quelle stesse colline che ancora oggi ci circondano; purtroppo uno spesso strato di vecchia finitura non dà la possibilità di una lettura completa. Il proprietario attuale, dopo averlo ritrovato buttato tra le vecchie cose della villa, lo ha ripulito e ricollocato al suo posto. Purtroppo l'umidità all'interno della chiesa, cosa che, come si è visto sopra, ha portato seri problemi alla struttura durante tutti i secoli e ne dà tutt'oggi, non 10 “Qui ben riposa Luisia, figlia dolcissima di Leopoldo Guazzesi patrizio fiorentino e cavaliere di Santo Stefano, e di Giuseppa Roffia sua moglie, che morì all'età di nove giorni il 25 maggio 1800”. Aiuta il mantenimento dell'opera, che presenta fratture, la più importante in basso riguardante la cornice (cosa che sembra risalire addirittura al 1825!13), ma anche crepe e mancanze nella pittura stessa, per fortuna senza aver compromesso irrimediabilmente l'opera. I paramenti sono stati riportati in cappella e usati in occasione delle celebrazioni, ormai limitate ai matrimoni. La chiesa, ad oggi, è in perfette condizioni ed è aperta in estate e su appuntamento in inverno.

“si celebri una messa al mese.”5 Grazie alle testimonianze orali degli abitanti della zona, il Roffia

ricostruisce a proprie spese l'oratorio nel luogo della vecchia cappella, ottenendo, come dai patti, il patronato del beneficio.

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